Contro la Confindustria immobilista
Un’agenda per la crescita del paese Confindustria già ce l’ha, ed è quella nitidamente suggerita dall’economista Francesco Giavazzi, qualche mese fa, sulla prima pagina del Corriere della Sera: l’editorialista scrisse che Viale dell’Astronomia deve smettere di essere uno dei “mille interessi particolari che da decenni impediscono le riforme”.
6 AGO 20

Un’agenda per la crescita del paese Confindustria già ce l’ha, ed è quella nitidamente suggerita dall’economista Francesco Giavazzi, qualche mese fa, sulla prima pagina del Corriere della Sera: l’editorialista scrisse che Viale dell’Astronomia deve smettere di essere uno dei “mille interessi particolari che da decenni impediscono le riforme”. Anche perché, scrisse il prof. bocconiano, “un conto è la libertà di associazione, di protesta, di lobby, la promozione trasparente di interessi specifici, un altro è sedersi al tavolo con il governo per ‘concertare’ le leggi, contrattando dei ‘do ut des’ con la pretesa di avere il monopolio degli interessi di tutte le imprese”. D’altronde il successore di Emma Marcegaglia – sia egli Giorgio Squinzi o meno probabilmente Alberto Bombassei – non potrà nascondersi a lungo dietro l’ennesimo sciopero programmato per domani dall’ala più estrema del sindacato, la Fiom-Cgil. Inutile pure farsi scudo del diffuso sentimento d’antipolitica: anche l’associazionismo imprenditoriale ha infatti le sue responsabilità per la condizione attuale del paese. Alla ritrosia riformatrice del governo di centrodestra (con autorevoli ministri che ritenevano impossibile l’accavallarsi della “crisi” e delle “riforme”), e alla “foto di Vasto” che lega inscindibilmente il Pd alle forze della sinistra più massimalista, fanno da perfetto pendant le photo-opportunity scelte da Marcegaglia per figurare accanto al segretario della Cgil, Susanna Camusso.
E’ accaduto solo qualche mese fa, quando il governo (allora Berlusconi) offrì alle parti sociali la possibilità di accordarsi anche in deroga ai contratti nazionali, e subito dopo imprenditori e sindacati giurarono pubblicamente che mai e poi mai avrebbero fatto ricorso a questa forma di flessibilità. Risultato: entro marzo il governo (questa volta Monti) approverà una riforma del mercato del lavoro ancora più incisiva, e ancora una volta sindacati e imprenditori organizzati si trovano – sugli ammortizzatori sociali, per esempio – curiosamente schierati dalla stessa parte. Così però Confindustria si condanna a restare uno dei grandi elettori del “partito dell’immobilismo”. Forse è strutturale che sia così, visto che dopo l’uscita di Fiat da Confindustria e altri abbandoni meno rumorosi negli anni precedenti, nell’associazione pesano sempre di più le grandi imprese statali o i gruppi dipendenti dalla politica nazionale o locale (come quelli delle costruzioni). L’autoriforma di Confindustria per diventare un’agenzia snella e portatrice di interessi evidenti e specifici, piuttosto che una lobby para politica, è urgente. Che vinca Bombassei o, a maggior ragione, che vinca il più continuista Squinzi, che ha spesso indicato nel contratto dei chimici concertato con la Cgil un esempio da imitare.